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Intorno all'anno Mille
chi si affacciava dalle colline delle Cerbaie, scopriva un paesaggio
assai diverso dall'attuale.
Quella che oggi è una distesa quasi continua d'insediamenti
civili ed industriali, attraversata da numerosi vie di comunicazioni,
allora non era altro che un succedersi di macchie boscose, inframezzate
da corsi d'acqua.
Presso Cappiano però , già allora un ponte permetteva
di superare l'Usciana, che era un vero e proprio fiume emissario del
Padule.
Il sistema Padule- Usciana- Arno fu infatti un'importante via di comunicazione
per tutto il Medioevo insieme alla direttrice viaria della via Francigena,
che passava per Cappiano dove avveniva il superamento dell'Usciana
o Gusciana.
Proprio per questo era presente a Cappiano, fin dal Medioevo, un ospedale
per pellegrini la cui manutenzione, insieme a quella del Ponte, era
affidata ad Altolpascio. |
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Alla Pieve di Cappiano, ricordata a partire
dal 766, erano subordinate 31 ville e quindi il popolamento era basato
su piccoli nuclei rurali.
Nel 1070 viene documentata a Cappiano la presenza di un CASTELLO,
prima di proprietà dei Conti Cadolingi, mentre più tardi
si andarono affermando i Signori di Pozzo e di Rosaiolo fondatori
e padroni del Monastero di San Bartolomeo di Cappiano e proprietari
anche delle pescaie e del mulino, fino al Duecento quando Lucca ristabilì
il proprio controllo.
In questi anni Cappiano assunse una fisionomia più definita
e la popolazione si concentrò dentro e intorno al Castello.
Inoltre l'antica Pieve fu ricostruita nelle immediate vicinanze del
Ponte e per questo nacque il toponimo AD PONTEM CAPPIANI, oggi divenuto
PONTE A CAPPIANO. Nel 1281 Cappiano si sottomise a Fucecchio, ormai
un Comune più potente e popoloso, con il quale si fuse nel
1309.
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La rilevanza strategica di Cappiano, fu
però anche all'origine di drammatici avvenimenti, quando nel
XIV secolo, il Ponte fortificato fu al centro di scontri militari
nella guerra tra Firenze e Castruccio Castracani.
Nel 1325 il Ponte venne addirittura distrutto dai Lucchesi e poi ricostruito
dai Fiorentini, che affidarono la direzione dei lavori a due convensi
del monastero di Settimino.
La distruzione per la guerra e il calo demografico, dovuto all'epidemia,
determinarono l'abbandono di molti borghi e nella seconda metà
del 1300 Cappiano era ormai un luogo privo di anime e desolato. |
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Il ponte di Cappiano non era solo un importante nodo viario,
infatti intorno ad esso per tutta l'età medievale erano nati pescaie
e mulini.
Con il passare del tempo gli sbarramenti per facilitare la pesca erano
aumentati e questo rendeva difficile la navigazione, per questo nel 1279
le autorità Lucchesi decisero di rimuovere ogni edificio che gli
abitanti del Valdarno inferiore avevano costruito sull'Usciana.
Poco tempo dopo però gli sbarramenti continuavano ad aumentare
e la Repubblica di Firenze, che aveva il controllo su questa zona non
prendeva decisioni definitive, infatti ora faceva abbattere le pescaie
ed i mulini e subito dopo permetteva che fossero ricostruiti.
Questo atteggiamento era dovuto al fatto che il Padule aveva un'importante
funzione difensiva e quindi loro volevano mantenere in questi territori
la pace.L'utilizzazione strategica del Padule fu tenuta presente anche
nel 1453, quando Firenze deliberò la realizzazione del "Lago
Nuovo", che forniva inoltre abbondanza di pesce.La realizzazione
del Lago e delle opere connesse, incontrò non poche difficoltà
e fu anche istituito un Provveditore alle dipendenze dell'Ufficio della
Grascia con sede a Stabbia.
Sugli esiti della creazione del Lago si ebbero giudizi diversi e molti
a Firenze nel 1515 parlavano di un vero e proprio fallimento.
Per questo un anno dopo Alfonsina Orsini, vedova di Piero de' Medici,
fece ripulire l'Usciana, ma una morte precoce non gli fece terminare i
lavori.
Nel 1530 Cosimo I creò un complesso di fattorie, che avevano il
centro amministrativo a Stabbia e Cappiano divenne un importante polo
economico tra i latifondi medicei.
Nel 1537, Cosimo I, cominciò ad impegnarsi in opere pubbliche e
tra queste anche il rifacimento del complesso del Ponte di Cappiano.
Infatti Cosimo, dopo che le condizioni del fiume erano diventate preoccupanti,
nel novembre del 1549 decise di intervenire sulla "foce "di
Cappiano per dare una soluzione definitiva all'annoso problema dell'Usciana.
I lavori iniziarono intorno al febbraio del 1550 e furono affidati ad
un'equipé formata da tecnici, artisti e personale amministrativo,
del coordinamento dei lavori fu incaricato Ludovico del Borgo, che era
l'attuale Provveditore della Grascia.
Invece Niccolò Pericoli, detto il Tribolo, ebbe il compito di predisporre
gli interventi opportuni per delimitare il bacino di contenimento delle
acque e la costruzione di un nuovo argine.
I lavori di rifacimento del complesso del ponte furono affidati a David
Fortini, che aveva la piena fiducia di Cosimo.
I tempi per l'esecuzione dell'opera furono rapidi, infatti nell'aprile
del 1551 il complesso doveva essere quasi ultimato, visto che il Consiglio
del Comune di Fucecchio parlava della bellezza del Ponte di Cappiano e
chiedeva l'istituzione di un mercato settimanale.
Intanto Cosimo I fece applicare, su ciascuna delle facciate delle torri,
due epigrafi in marmo, tuttora esistenti, che sottolineavano, nella duplice
versione latina e volgare, i motivi dell'intervento:
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COSIMO MEDICI
DUCA DI FIORENZA
HA RIFATTO QUESTO LAGO DA' FONDAMENTI
PER BENEFIZIO PUBLICO
ET NON SIA CHI LO DISFACCIA PIU'
CON ISPERANZA D'ACQUISTARE COMMODO AL PAESE
SAPPIENDO OGNI VOLTA CHE SE DISFATTO
ESSERSI PERDUTO
DI SOTTO L'USO DELLA TERRA
ET DI SOTTO DELLA PESCAGIONE
SENZA ACQUISITO ALCUNO
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Gli edifici raccolti intorno al ponte non avrebbero subito
sostanziali modifiche fino al tardo Settecento, fatta eccezione per il
callone dei navicelli.
Non c'è dubbio che almeno inizialmente il complesso di Cappiano
fosse visto soprattutto per la rendita che poteva derivare dalla pesca,
che era riservata a coloro che avevano ottenuto l'apposita licenza pagando
la relativa tassa.
I pesci pescati non potevano essere liberamente commercializzati, ma dovevano
essere venduti solo al Provveditore del Lago, il quale adesso aveva sede
a Cappiano.
Le attività connesse allo sfruttamento del Lago continuarono a
prevalere per tutto il principato di Cosimo, infatti dagli inventari dei
Medici si vede che le risorse della fattoria del ponte di Cappiano derivavano
soprattutto: dall'osteria, dal mulino, dalla ferreria e dalla pesca delle
anguille e delle tinche.
Nella seconda metà del 1500 l'evento più grave che colpì
queste zone fu sicuramente rappresentato dalla malaria, che provocò
numerose vittime e fu dovuta al ristagno delle acque.
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Questi tragici avvenimenti insieme
all'avvento della guerra, determinarono una momentanea incuria del
complesso di Cappiano, ma ben presto tornò l'interesse da parte
dei Medici per queste zone.
Inoltre, in questi anni, furono presenti nei territori di Cappiano
anche altri illustri proprietari come Iacopo VI Appiano, il quale
si era fatto murare un Palazzo a Cappiano vicino ai boschi, presso
il luogo chiamato al "Vivaio".
Il palazzo sussiste
ancora, anche se come casa colonica, e sulla facciata si legge un'epigrafe
in marmo, che ricorda il Capitan Bernardino de' Medici, frequentatore
del Padule e cacciatore di cinghiali.
Dunque, nel secondo Cinquecento, attorno al complesso del ponte, il
territorio di Cappiano, cominciava a ripopolarsi, grazie all'interesse
di famigli notabili attirate da possibili investimenti agricoli, ma
anche dagli svaghi offerti dalla pesca e dalla caccia. |
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Oltre all' Appiani anche Girolamo di Francesco
Riccialbani possedeva in queste zone due poderi: uno con casa a Castel Ladrone
e l'altro alla Palagina, evidentemente il primo nucleo della villa che tuttora
vi sorge.
I problemi dell' Usciana però non erano stati risolti e per questo
intorno al 1569 il fiume fu allargato, raddrizzato e sulle rive furono piantati
3861 gelsi.
Questi interventi costosi furono giustificati dal fatto che il Granduca
Francesco I e il successore Ferdinando I, cercavano di incrementare le culture
nei territori del Padule, tra l'altro molto fertili.
Quindi nel 1583 ci fu anche l'abbassamento di un braccio della pescaie e
la restrizione del bacino lacustre, che portarono pochi anni dopo alla demolizione
del mulino per mancanza di acqua.
Anche se la pesca nel bacino del Padule continuò a svolgere a lungo
un ruolo importante, Cappiano diventò sempre più il centro
amministrativo di una fattoria, che andò organizzandosi nei primi
decenni del Seicento.
La presenza dei Medici a Cappiano rimase costante e per questo le abitazioni,
i vivai per le anguille e i rustici vennero spesso ristrutturati e nel 1635-1637
fu addirittura completato il grande edificio "la nuova fabbrica"
ad uso di scuderia, granaio, e magazzino come risulta dall'iscrizione tuttora
presente sulla facciata del fabbricato.
Nella seconda metà del Seicento l'azienda, ora nelle mani di Cosimo
III, rendeva 2737 scudi l'anno, mentre la pesca 1520 scudi.
Quindi la pesca non rappresentava più la fonte di maggior guadagno,
perché negli ultimi anni c'erano state numerose restrizioni che ebbero
un'influenza negativa sull'ambiente che iniziò a degradare.
Anche i lavori svolti intorno all'Usciana dopo la metà del XVIII
secolo, sotto la direzione del Pirelli, non ebbero incidenza sul bacino
del Padule e nel 1756 una gravissima epidemia di febbre malariche si abbatté
su queste zone provocando un'alta mortalità.
Questa epidemia fece riacutizzarsi il dibattito sulla bonifica del Padule,
che secondo il naturalista Tozzetti doveva essere integrato con una apertura
permanente delle calle di Cappiano o meglio ancora con l'eliminazione di
tutti quegli ostacoli che da secoli sbarravano il deflusso delle acque come
il mulino e la pescaia.
Solo nel 1780 il Granduca Pietro Leopoldo deliberava l'abolizione della
privatia della pesca, la demolizione della pescaia e del mulino di Ponte
a Cappiano e inoltre si consentiva la libera navigazione. |
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I lavori si protrassero per alcuni anni tra ritardi,
difficoltà, polemiche, terminarono solo nel 1785 e con questi
interventi il complesso mediceo aveva sostanzialmente la fisionomia
attuale ed il Ponte però perdeva la molteplicità di
funzioni che per secoli ne avevano caratterizzato la storia.
Successivamente tra gli interventi diretti sul monumento bisogna ricordare
quando nel 1824 si costruirono le cateratte per evitare i riflussi
dell'Arno.
Però già il Granduca Leopoldo II, pensava che fosse
necessario spostare le cateratte da Cappiano allo sbocco dell'Usciana
in Arno. |
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Questa imponente opera fu realizzata solo nel
1904, con un progetto dell'Ufficio del Genio Civile di Firenze e dopo il
crollo nel 1907 fu ricostruito presso Bocca d'Usciana.
Il Ponte di Cappiano perdeva così il ruolo di centro amministrativo
della fattoria, di sede della pesca e anche la funzione di regolamentazione
agricola, avviandosi verso quella progressiva decadenza che lo avrebbe condotto
ad un drammatico degrado.
Solo pochi anni fa, in occasione del Giubileo del 2000, il complesso del
Ponte di Cappianoè tornato a risplendere in tutta la sua bellezza.
Tutto questo grazie all'intervento delle Belle Arti su richiesta del Comune
di Fucecchio, ma soprattutto per volere di tutti i cittadini di Cappiano.
I lavori sono durati circa un anno e se da un lato hanno creato numerosi
disagi alla cittadina, dall'altro hanno portato negli abitanti tanta curiosità
verso questo monumento a cui sono molto legati.
Ognuno di noi ricorda con orgoglio e con particolare emozione il Marzo del
2000, quando è avvenuta l'inaugurazione del complesso Mediceo ed
è stato possibile visitare i suoi meravigliosi interni.
Oggi il complesso del Ponte è adibito ad ostello ed accoglie nell'arco
dell'anno numerosi visitatori da ogni parte d'Italia.
Cappiano è la più importante frazione del Comune di Fucecchio,
perché lo sviluppo economico dell'ultimo secolo ha portato alla nascita
di una vitale zona industriale che continua la sua espansione verso il capoluogo.
La frazione di Cappiano oltre ad una Contrada che partecipa ogni anno al
Palio di Fucecchio ha anche una squadra di calcio che milita nel campionato
di C2. |
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